Il settimanale delle testate ItalyPost, online da domenica 23 febbraio, ripercorre l’iter che ha portato all’introduzione (nel 2015) e all’applicazione (nel 2022) della norma che fa pagare ai fornitori di dispositivi medici metà delle somme ricevute dalle Regioni che hanno sforato il budget. Un approfondimento con le voci di istituzioni, imprese e associazioni di categoria
Beltramino: “Il concetto di regionalizzazione verrà applicato a province e comuni”. Federici (Rittal): “Realizziamo anche data center outdoor, in container e micro-strutture per contesti rurali o settori con necessità di mobilità come cantieri e zone militari”. Di Maria (VSix): “L’evoluzione del 5G favorirà la diffusione di strutture più piccole e distribuite”. E a Brescia Intred progetta un data center su quattro sedi
Sono 156 in Italia le strutture che custodiscono i dati digitali utilizzati su larga scala da imprese e cittadini. Di Maria (Vsix): “Traffico dati agevolato anche dalle piattaforme di Internet Exchange”. Beltramino (Ida): “Le aziende cercano zone industriali e brownfield con buona connettività. L’elettricità c’è ma viene distribuita male”. Ballestriero (Intred): “Grande impulso dall’AI legata ad automotive, manifattura e sanità, ma la spinta arriva anche da cloud, digitalizzazione, e-commerce, streaming e smart city”
La fotografia scattata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano conferma che il mercato italiano dei data center è in forte crescita. Il capoluogo lombardo supera Madrid e Varsavia e insegue i Paesi “Flapd”. In Italia attese 83 nuove strutture da 15 mld. Antozzi (ricercatore Polimi): “I data center erano un oggetto misterioso, ora le istituzioni hanno capito il loro potenziale e sono più attente. Essenziale ridurre il costo dell’energia”
Big tech e provider di data center tendono a insediare le strutture più grandi a Milano e Roma. Federici (Rittal): “Progetti sviluppati fuori dalle zone residenziali che coinvolgono imprese con competenze diverse”. Beltramino (Ida): “Settimo Milanese modello di rigenerazione urbana. L’espansione proseguirà fino al 2032”. Ballestriero (Intred): “La concentrazione in un solo luogo è una criticità, meglio avere anche un disaster recovery”
Il settimanale delle testate ItalyPost, online da domenica 16 febbraio, parte dagli ultimi dati dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano per analizzare l’espansione delle strutture che conservano i dati digitali utilizzati su larga scala da imprese, istituzioni e cittadini. Un mercato in evoluzione, con Milano capofila e Roma pronta a diventare polo secondario
Fabio Lorenzo Sattin, presidente di Private Equity Partners e docente di Private Equity e Venture Capital alla Bocconi, descrive il search fund come “un’opportunità per creare nuovi imprenditori e partecipare al loro percorso di crescita. Ciò che conta è l’attitudine imprenditoriale e l’empatia con il venditore. Ora bisogna costruire un ecosistema strutturato, replicando i modelli esistenti. Molte operazioni saranno regionalizzate”
Partito dagli Usa negli anni ’80, questo modello alternativo al passaggio generazionale e alle startup è in crescita anche in Europa e in Italia. L’operazione prevede quattro fasi: raccolta fondi, ricerca e acquisizione di un’azienda in cerca di continuità, gestione operativa, cessione. Il primo corso post laurea sul tema partirà in primavera al Politecnico di Milano. Peroncini (Eureka! Venture Sgr): “È una scelta di vita, servono doti di leadership e coaching”
Search fund non fa sempre rima con under 40. La conferma arriva da Pietro Paolo Paci, ex consulente di 53 anni che dal ‘23 guida la torinese P&P Italia (allestimenti fieristici). “Prima ho trovato l’azienda target, poi gli investitori. Senza questo strumento, diventare imprenditore sarebbe stato più complesso. Il punto cruciale è far capire al venditore che vuoi proseguire la storia aziendale. Il motore non è il guadagno, ma l’amore per la sfida”
Andrea Tudini, co-fondatore di un search fund che nel 2023 ha acquisito una società milanese di economia circolare, racconta i retroscena della ricerca che lo ha portato a lasciare l’attività di consulenza per diventare imprenditore: “Abbiamo scritto a duemila aziende e fatto 50 appuntamenti. Nessuno conosceva questa opzione e molti erano scettici. L’imprenditore vende a prezzo di mercato, ma poi si crea un rapporto di mentorship”
L’approfondimento delle testate ItalyPost online da domenica 9 febbraio è dedicato al veicolo di investimento importato dagli Stati Uniti, che consente di acquisire una Pmi con il supporto di un piccolo gruppo di finanziatori e sta prendendo piede anche in Italia. Un focus con le testimonianze di docenti, investitori ed ex “searcher” diventati Ceo delle aziende che hanno acquisito
La decisione è arrivata durante il summit sulla crisi del comparto tra ministero del Lavoro, Mimit, Inps e rappresentanti delle regioni più coinvolte (Toscana, Piemonte, Veneto, Valle d'Aosta ed Emilia-Romagna). Calderone: “Il confronto proseguirà, la tutela dell’occupazione è una priorità”. Paglia (Regione E-R): “Il governo ha approvato una terza tipologia per La Perla. Ora bisogna fare presto”
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, in visita a Trieste per la cerimonia di consegna di una nave Fincantieri, ha approvato l’iniziativa lanciata nel '23 da Confindustria Alto Adriatico per sopperire alla mancanza di manodopera locale: “Così i giovani vengono formati nel loro Paese, vengono in Italia e trovano un futuro di legalità e di crescita”
Il crollo delle nascite colpisce il settore dei prodotti per l'infanzia. Dal fallimento di Brevi Milano alla crisi di Peg Perego e alle difficoltà di Artsana (con marchi come Chicco e Toys), il problema è strutturale. Nel ‘24 ulteriori cali del fatturato per abbigliamento under 14 e giocattoli. Saracino (Marbel): “Dai genitori più attenzione alla qualità. Cutrino (Assogiocattoli): “Le aziende sopravvivono grazie ai prodotti per adulti e pet”. Casazza (Fila): “Più articoli per tutte le esigenze, dai bambini all’artista”
Nel ‘24, il settore abbigliamento junior italiano ha registrato un calo del fatturato (di 3,1 mld) del 4,4%. Per la presidente della sezione bambino di Confindustria Moda si tratta di una crisi “congiunturale e strutturale”. Il calo della natalità preoccupa, ma non è l’unica causa della contrazione, tra cambiamenti nei consumi e tensioni geopolitiche che cambiano i mercati. Le aziende rispondono puntando su internazionalizzazione e diversificazione
Meno nascite, meno bambini, meno persone in età fertile. Il settore dei prodotti per l’infanzia deve fare i conti con una glaciazione demografica che non accenna a diminuire e che modifica le abitudini di consumo, mettendo in difficoltà molte aziende. Il settimanale delle testate ItalyPost online da domenica 2 febbraio racconta quali sono le risposte delle imprese, tra riconversione dei prodotti e diversificazione dei mercati
Per Matteo Casella, dg della veronese Fomet, la fiammata dei prezzi deriva dalla crisi industriale e sta facendo accelerare “una conversione che era già in atto e che favorisce la circolarità, perché rende un'alternativa più appetibile i fertilizzanti organici”. Bonvicini (Confagricoltura ER): “La strada giusta è la valorizzazione dei reflui zootecnici, ma non tutti possono percorrerla. Le imprese cercano di ottimizzare gli acquisti o li rimandano per strappare prezzi migliori”
Non solo gas e petrolio. In aumento anche inerti e calcestruzzo, burro, cacao e caffè. Ferro con andamenti altalenanti. Stabili cotone e lana per la crisi del tessile, mentre in calo il lino che era cresciuto molto negli anni precedenti. Nessi (Eternoo): "Il segreto è ottimizzare la rotazione del magazzino". Gerotto (Ance): "Imprese in difficoltà a formulare offerte non potendo precedere l'andamento delle quotazioni". Brazzale: "Sul latte i consumatori pagano l'ostracismo regolamentare dell'Ue"
La responsabile marketing della storica torrefazione trevigiana descrive un quadro preoccupante: “Tutti i costi sono aumentati, la situazione è molto difficile. Come durante il Covid bisogna ripensare le strategie, noi cerchiamo di crescere guardando oltreconfine. Il calo della marginalità è stato drastico anche perché le imprese hanno accettato di assorbire i rincari, ma non sempre il consumatore lo sa: produttori e baristi devono informare meglio”
A notare il fenomeno del “downgrade” nell’industria orafa e argentiera è Paolo Bettinardi, ad della vicentina Better Silver: “Il design è lo stesso, ma il materiale utilizzato ha un valore inferiore. Nel 2024 l’argento è cresciuto del 30% e nel medio termine ci aspettiamo un altro rialzo simile. Alcune aziende hanno assorbito gli aumenti, ma prima o poi dovranno scaricarli anche loro. I rincari non hanno penalizzato le vendite in Medio Oriente”
Per Bruna Zolin, docente di International Trade of Commodities a Venezia, “l’oro è cresciuto per effetto di tassi bassi e tensioni geopolitiche. Importante monitorare l’aumento dell’offerta energetica nei Paesi Opec+ e la contrazione industriale nell’Ue. Pechino ha sfruttato le rinunce degli Usa e dell’Ue per avanzare su terre rare e automotive. L’estrazione di petrolio negli Usa ridurrà i prezzi, ma questo effetto verrà compensato dai dazi”
Il settimanale delle testate ItalyPost, online da domenica 26 gennaio, analizza il rincaro delle commodities. Forte rialzo per caffè, cacao, burro e metalli (a partire dall’oro), crescono anche fertilizzanti, legname, pvc, inerti e calcestruzzo, mentre rallentano le fibre impiegate nel tessile. Le imprese spiegano le cause, prevedono le possibili evoluzioni e raccontano le contromisure
Valentino Santoni (Percorsi di Secondo Welfare) ammette che la settimana corta rischia di amplificare la frammentazione del tessuto produttivo italiano: “Le grandi organizzazioni hanno le risorse per adottarla, le Pmi fanno più fatica e in alcuni settori produttivi non può essere applicata. Giusto sperimentare, ma poi bisogna comunicare i risultati in maniera adeguata”. Comotti (Cgil Lombardia): “Le aziende hanno saputo rispondere all’emergenza ma non alle nuove richieste dei giovani”
Accanto ai quattro “colossi” Intesa Sanpaolo, Essilor Luxottica, Lavazza e Lamborghini ci sono anche altre aziende che hanno introdotto la settimana corta, sia nella manifattura (Ima, Pelliconi, Tria e Toyota) che nei servizi. La prima (nel 2020) è stata Carter & Benson: “Chi vuole regolamentarla e usarla per aumentare la produttività, sbaglia – spiega il Ceo Griffini – L’obiettivo è far lavorare meglio le persone per migliorare le performance. Chi non si è adeguato, è stato allontanato”
Nel post Covid erano in molti a guardare con interesse alla possibilità di ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio. La sperimentazione però è rimasta limitata a un gruppo ristretto di grandi aziende e poi è arrivata la crisi, che ha fatto esplodere la cassa integrazione. Nel terzo trimestre ‘24 la settimana si è accorciata proprio per effetto della cig, che nell’industria ha “eroso” 0,88 delle 40 ore lavorative. Spolverato (WI Legal): “Tema che nasceva con presupposti diversi, oggi è praticamente sepolto”
Per l’ex segretario della Fim Cisl, co-fondatore della rete Base Italia, la settimana corta è “una scelta che comporta investimenti significativi in tecnologie, organizzazione e competenze”, ma anche “una soluzione ineludibile, che renderà il lavoro industriale più attraente e meglio retribuito. Non si può dire che farà aumentare la produttività, ma di sicuro i Paesi con orari lunghi e salari bassi producono di meno”
Secondo il responsabile HR di Carel, multinazionale padovana specializzata in impianti di controllo per climatizzazione e refrigerazione, le prime sperimentazioni avviate in Italia rappresentano “un fenomeno non completamente reale, basato su ferie e permessi già in possesso dei dipendenti ed enfatizzato per attirare più talenti, ma diverso da come viene presentato. Ridurre l’orario senza poter assumere nuovo personale è come darsi la zappa sui piedi. La vera soluzione è aumentare la flessibilità lavorativa”
Insieme allo smart working, la riduzione dell’orario settimanale era una delle misure di lavoro flessibile più invocate nel post Covid. Poi però la crisi dell’industria ha fatto sparire la questione dai radar, ed è finita che oggi molte aziende la settimana corta la fanno davvero, ma per effetto del ricorso forzato alla cig. Tutti i dettagli sul settimanale delle testate ItalyPost online da domenica 19 gennaio
Il Gruppo cartario trevigiano cerca l'accordo con i creditori dopo aver completato la revisione del piano industriale 2025-27 e la predisposizione delle linee guida per la rimodulazione del debito. Tra le opzioni sul tavolo la cessione della cartiera di Mantova. L’azienda: “Decisione idonea ad attuare la rimodulazione della struttura del capitale”. La Cgil Veneto chiede un tavolo al Mimit: “Non c’è nessun acquirente, l’azienda ha solo perso tempo”
La Germania è pronta a fare retromarcia, gli Usa puntano sull’idrogeno blu. E anche in Italia cresce lo scetticismo. Semino (Acciaierie Venete): “Il traguardo è più al 2050 che al 2030, e non per tutte le fasi del processo produttivo”. Zanni (AFV Beltrame Group) continua a crederci: “L’idrogeno può crescere come il fotovoltaico nel 2008, ma servono incentivi per sostenere la filiera”. Bos (Hydrogen Park): “La crescita sarà graduale, l’obiettivo realistico è il 10-15% del fabbisogno tra dieci anni”
Nessuno dei 145 progetti Pnrr sull’idrogeno è stato completato. Gruppo Pittini ha dimostrato che i forni possono essere alimentati da bruciatori a idrogeno fino al 100%. Semino (Acciaierie Venete): “Stiamo adeguando i nostri bruciatori per renderli pronti all’implementazione”. Zanni (AFV Beltrame Group): “Noi produciamo idrogeno per venderlo all’azienda più vicina”. Bos (Hydrogen Park): “La nostra banca dell’idrogeno garantisce il consumo costante di cui hanno bisogno acciaierie e servizi pubblici”
L’impiego dell’idrogeno nei processi industriali delle aziende energivore riceve una stroncatura senza mezzi termini dal presidente di Federacciai. Che dice: “Oltre ai costi inaccessibili, c’è anche il rischio di sprechi energetici. Il biometano costa meno e dà gli stessi risultati. L’ideologia green ha cercato di forzare il mercato verso tecnologie inesistenti”. E sui progetti in corso: “Senza il Pnrr, nessuno avrebbe interesse a promuovere l’idrogeno. Meglio pensare all’import da Nord Africa, Medio Oriente e Brasile”
In attesa di eventuali sviluppi sull’idrogeno, il mondo industriale valuta (e percorre) anche altre strade. Feralpi lascia aperta la porta all’idrogeno solo in Germania, mentre in Italia ha implementato forni elettrici e fotovoltaico. Zanni (AFV Beltrame Group): “Energia elettrica indispensabile per alcune fasi del processo”. Semino (Acciaierie Venete): “Stiamo valutando il biometano, che non richiede modifiche alle macchine ed è più facilmente reperibile”
Più passa il tempo, più sembra allontanarsi la prospettiva di sostituire il gas con l’idrogeno nei forni delle acciaierie. L’indagine di Monitor, online da domenica 22 dicembre, dimostra che la transizione è ancora di là da venire e che il sentimento prevalente è quello dell’attesa. Con sfumature più scettiche (a partire da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai) e altre più possibiliste (che chiedono ulteriori finanziamenti per consolidare la filiera)
Secondo il direttore del centro studi di Unioncamere Emilia Romagna, i lavori del futuro punteranno su benessere, sostenibilità e digitale. “La logica dei distretti è superata, oggi bisogna sviluppare relazioni e creare ecosistemi favorevoli alla realizzazione personale. Le passioni diventeranno professioni, gli ambienti phygital aumenteranno, digitale e AI miglioreranno la vita. L’obiettivo? Unire crescita economica e sviluppo sociale”
I fenomeni estremi dei cambiamenti climatici spingono le aziende a proporre prodotti in linea con l’aumento delle temperature. Dal Prà (Pedrollo): “L’abbassamento delle falde rende indispensabili le pompe sommerse e sommergibili. Oggi le persone sono disposte a spendere di più e cercano il made in Italy”. L’Italia progetta dissalatori più grandi per aumentare l’acqua potabile. E mentre La Sportiva propone sandali da trekking, nelle città spuntano tende vegetali e tapparelle per le finestre dei tetti
La silver economy che cresce sempre più spinge imprese e istituzioni a modificare prodotti e servizi per adattarli a consumatori senior. Menegatti (Università di Padova): “Stiamo sviluppando robot indossabili e morbidi come una calzamaglia per prevenire le cadute”. In Paesi come Singapore o il Giappone i robot vengono già impiegati per dare informazioni negli ospedali o per tenere compagnia alle persone sole. Intanto Curci (Amplifon): “Aumenteremo personalizzazione, digitalizzazione e coinvolgimento degli utenti”. E Luxottica lancia gli occhiali con supporto uditivo
Nel 2024 la produzione di trattori e mietitrebbie mostra una contrazione del 19,5%. La flessione dei fatturati raggiunge il 35%. Turchi (Gruppo Cep): “Non assumiamo più nessuno, abbiamo rinunciato a 15 dipendenti e avviato la cig, ma presto dovremo chiudere qualche unità. Chi può chiude o delocalizza”. Rinaldin (Climmar): “Immatricolazioni quasi dimezzate nel giro di due anni”. Soffrono anche le quotate come Comer e Cnh, che chiudono l’anno con fatturati in picchiata oltre il 20%
Il presidente delle Officine Meccaniche Rezzatesi, ex numero uno di Confindustria Lombardia, parla apertamente di crisi storica: “La situazione sembra senza via d’’uscita, andiamo verso la catastrofe. L’elettrico non è l’unica soluzione, ci sono anche i biocarburanti. Il Piano Mattei apre nuove opportunità in Africa. La vittoria delle destre in Germania sarebbe un’ancora di salvezza. E se i giochi si riaprono, l’Italia può tornare ai vertici del motore endotermico”
Trainata dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, l’industria militare è uno dei pochi comparti a godere di buona salute. Tra le top 40 mondiali ci sono Leonardo e Fincantieri, ma l’Italia si distingue anche per la stretta collaborazione tra big e Pmi. Bencivelli (Montek): “Ci siamo reinventati nel campo degli ingranaggi per le macchine militari”. Turchi (Cep Europe): “Ci abbiamo pensato anche noi, ma convertire la produzione non è così semplice”
Dai centri commerciali di lusso ai negozi tradizionali, le serrande abbassate sono sempre più numerose. Gli agenti immobiliari della Fiaip: “Il modello casa e bottega è sparito, bisogna ridurre i canoni di locazione”. In Emilia Romagna calano le attività al dettaglio (-5% in tre anni) ed esplode l’e-commerce (66 milioni di pacchi nel 2023). Confesercenti: “Le emozioni si sono spostate sui cellulari, i clienti ci chiedono foto e video. Ma gestire una vetrina sia fisica che virtuale è molto faticoso”
Dal Veneto alla Toscana, il ricorso agli ammortizzatori sociali è sempre più diffuso e si segnalano le prime chiusure. Pettenò (Cgil Venezia): “In Riviera del Brenta calzatura colpita perché ha perso la sua indipendenza e non investe più in R&D”. Sasso (Cgil Biella): “Pesa il crollo della domanda cinese. Resiste chi punta su qualità e diversificazione”. Grasso (Cisl Prato): “Il risvolto positivo è che cominciamo a notare qualche aggregazione”
Uno tsunami dalle conseguenze potenzialmente drammatiche. A lanciare l’allarme sulla crisi della moda è Daniele Gualdani, titolare dell’aretina Lem Industries. Che dice: “In passato le crisi duravano non più di nove mesi e il calo del fatturato non superava mai il 20%, oggi per molti raggiunge l’80% da due anni. Il settore ha sbagliato due volte, sottovalutando prima l’impatto del Covid e poi la nuova frenata del ’22. La ripresa non è sicura, servono misure straordinarie per non far scappare i brand”
Nel 2024 il fatturato è calato per il 75% delle imprese, con contrazioni oltre il 20% per una su quattro. La sofferenza di colossi come Lvmh, Kering, Benetton e D&G dimostra che la crisi ha colpito anche il lusso, penalizzato dal calo della domanda cinese. Frigerio (Colour’s Company): “Noi chiuderemo a -60% e non vediamo inversioni di tendenza. Colpa dei grandi gruppi che hanno fatto terra bruciata”. Delladio (La Sportiva): “I dazi di Trump bloccheranno anche il mercato Usa. Ma bisogna confidare nella ripresa”
Il settore sta attraversando una crisi che è molto peggio di quella del 2008. Lo rivelano le inchieste realizzate per il Monitor in uscita questa domenica. Gli agenti immobiliari raccontano la moria dei negozi di abbigliamento. Gli imprenditori parlano di cali fino all’80% in due anni. Mentre nei distretti tessili si susseguono chiusure e cassa integrazione: “Colpa della dipendenza dai brand del lusso”
Andrea Pendin, titolare della tenuta “L’Armonia” di Montecchio Maggiore (Vi), punta il dito contro le tecniche tradizionali che propiziano il surriscaldamento del terreno. “La strada da seguire è l’agricoltura rigenerativa. I giovani sono abituati a gusti acidi che penalizzano i vini rossi e le alte gradazioni”
Il futuro della filiera vitivinicola è segnato da diverse sfide. Secondo il dg di Cielo e Terra, che con i suoi vini si posiziona anche su fasce di prezzo molto basse, “il valore del vino non riesce più a remunerare adeguatamente i viticoltori, che rappresentano l’anello più in difficoltà della filiera. E anche il vino dealcolato contribuirà a far crescere i prezzi”. E sul tema del cambiamento climatico parla Lunelli: “Per combatterlo bisogna salire in alta quota”
Il mercato del vino assiste all’introduzione di nuovi formati di packaging, scontrandosi con barriere culturali forti. Il bag in box di Cabert ha conquistato i consumatori durante la pandemia, grazie alla capacità di mantenere alta la qualità anche a diverse settimane dall’apertura, va già in alcuni mercati e inizia a crescere in Italia. Altri esempi sono il vino in lattina di Giacobazzi e il vino in plastica di Sipa. Ma potranno davvero rivoluzionare un settore così tradizionale?
In un mercato vinicolo italiano spesso associato alle eccellenze Doc e Igt, il vino venduto in bottiglie da meno di tre euro al litro rappresenta quasi il 60% del valore (il 70% nella Gdo) e due terzi del volume. Bassetti (Caviro): “Nei discount l’incidenza raggiunge l’83% dei volumi”. Cielo (Cielo e Terra): “A comprare in questo modo giovani e anziani in primis”. Ma Lunelli: “Prezzi frutto di una produzione super intensiva ed estensiva”
Il supplemento settimanale delle testate ItalyPost, online da domenica 24 novembre, compie un viaggio tra gli scaffali dei supermercati, dove le bottiglie a basso costo sono largamente rappresentate. L’approfondimento esplora anche le nuove tendenze, dai vigneti in alta quota alle varie forme di packaging come bag in box, lattine e Pet
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